Storia

Iniziato nell’agosto del ‘96, con diverse edizioni all’attivo e una crescente presenza di pubblico, il San Gia…zz Festival rappresenta una delle più riuscite operazioni culturali della regione Molise.

Parteciparvi equivale a partecipare ad una grande festa, una kermesse di suoni, colori e sapori, che vede l’evento musicale, seppure di rilievo, mai fine a se stesso, ma come culmine massimo di un momento emozionale strutturato in un percorso, dinamico e sinergico, che parte dalla vista, passa per il gusto, si esalta per il tatto e l’olfatto e trionfa nell’udito.
Un vero happening che, sobriamente ed elegantemente, coinvolge tutti in esperienze collettive esaltanti, abilmente pensate per essere vissute e percepite liberamente, secondo le sensibilità individuali.

La capacità aggregante del jazz, in tutte le sue forme più o meno colte è universalmente riconosciuta, ma in questo caso il tutto viene esaltato da due fattori riconducibili ad una matrice popolare comune al jazz stesso.
Il primo è rappresentato dalla precisa volontà di prediligere gli stili e le sonorità tipiche di un repertorio jazzistico arricchito da folklore popolare (“World Music”). Oltretutto, va sottolineato che, le formazioni e gli artisti che hanno calcato le scene del San Gia…zz Festival rappresentano sotto ogni aspetto, tecnico, stilistico e di ricerca quanto di meglio il panorama musicale, nazionale ed internazionale, possa offrire. La volontà degli organizzatori è sempre stata quella di ricercare e proporre artisti mai presenti nella nostra regione.
Il secondo nasce dal connubio di due antiche forme d’arte, quella culinaria e quella musicale, “un legame intimo fra due sfere sensoriali e conoscitive solo superficialmente distanti.”
Lo stile del festival si è definito negli anni con la messa in rilievo dalla precisa volontà di prediligere generi come il latin, il funk, l’etno: sonorità certo contaminate, ma indubbiamente feconde ed espressive dell’impianto formale del jazz misurato con il dialogo melodico e timbrico, arricchito del tipico sound ispano-afro-americano, a base di ottoni e percussioni.
Un progetto ambizioso che mira ad individuare le risorse artistiche del jazz italiano e ad anticipare le tendenze più interessanti, capaci di celebrare elementi tipici di latitudini geograficamente calde – anche per questo, più nostre – fondendo il sound fresco ed esuberante del linguaggio jazzistico con i ritmi e le armonie impetuose, drammatiche e passionali della musica mediterranea più pura ed arcaica.

Così il “San Gia…zz” si è caratterizzato per essere un evento culturale, divenuto tradizione popolare, che vede la musica sapientemente affiancata da esperienze eno-gastronomiche, in un’atmosfera che, come in un magico caleidoscopio, si propone di far rivivere le armonie ironiche ed avvolgenti, i sapori caldi e diversi del nostro Sud, un Sud reale e immaginario che, al contempo, accomuna e disgrega, ma che, comunque, ci accompagna verso una ritrovata consapevolezza, un chiarito senso di appartenenza, un riconquistato “tempo perduto”.
Un aspetto certamente trascurato è stato il luogo la localizzazione della manifestazione. Fino al 2001, Piazza Roma, sicuramente non idonea, in quanto rumorosa e dispersiva degli effetti sonori. Nel 2002 la manifestazione è stata trasferita nella piazza antistante la chiesa (Largo del Tempio), in una cornice architettonica dominata dal campanile della chiesa, dove il festival sembra aver trovato la sua più naturale collocazione, riscuotendo un notevole successo di pubblico.

Riuscito il modello organizzativo che affianca alla valorizzazione delle sonorità jazzistiche ed etniche, tipicamente meridionali, un percorso di recupero e riscoperta dei prodotti eno-gastronomici locali, propri delle nostre più antiche tradizioni popolari, proponendo i prodotti tipici della cucina molisana, con particolare attenzione a pietanze, ormai in disuso, della cultura contadina, sapientemente accompagnate da rinomati vini d.o.c., prodotti in aziende locali.
Tinte, sonorità e sapori, forti caldi e dilatati, in grado di evocare il vissuto di ognuno di noi e di celebrare un sano ed equilibrato trionfo dei sensi, attraverso i laboratori del gusto, curati dalla Slow Food con lo scopo di rieducare i sensi.
La ricostruzione delle filiere produttive dei cibi diventa, così, strumento conoscitivo ed educativo, attraverso il quale riappropriarsi del piacere del cibo e godere delle diversità delle ricette e dei sapori, riconoscendo la varietà dei luoghi di produzione e la diversità delle tecniche di preparazione.